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agosto 30, 2010
Piedimomte Matese(Ce)-
(del prof. Pio Iannitti) Sapevamo delle
proprietà terapeutiche, curative dell’aria pura, delle acque , delle erbe officinali del Matese
ma non conoscevamo il potere taumaturgico di risvegliare dal sonno perenne
alcuni politici (si fa per dire!) nostrani o addirittura provenienti da
terra straniera (Umbria). In queste ore di
grande incertezza sulla sorte del Parco Naturale del Matese
si sono svegliati nani e burattini per pontificare e dissertare su
argomenti che ignorano. Addirittura Senatori dell’altra Italia si sono
cimentati a redigere un progetto di legge che riguarda un’ipotetica
istituzione del Parco Nazionale del Matese che
dovrebbe comprendere il versante molisano del Matese
e quello campano. Una proposta del genere ci inorgoglisce perché, malgrado la defezione dei nostri
parlamentari ( che non hanno firmato), fa assurgere a livello nazionale, e
addirittura se ne occupa il Senato della Repubblica, la nostra terra. Il
compiacimento diventa rabbia quando udiamo e
vediamo i nomi dei firmatari: senatori che non sanno neanche il Matese cos’è; parlano di conservazione ambientale con
una competenza che non è neanche dei neofiti , ignorando che non si può
parlare di rivitalizzazione e conservazione
ambientale senza creare i presupposti etnico naturalistici di
sopravvivenza. A nostro parere non è possibile sommare al Parco del Matese, il versante molisano perché si duplicherebbero
i problemi che oggi vive drammaticamente il Parco.
A volte l’unione non fa la forza ma somma solo debolezze. E poi, si ricorda qualcuno di questi grandi Soloni che in tempi storici recenti, il Matese molisano faceva parte della Regione Abruzzo e
Molise? Si ricorda qualcuno che, non nella preistoria, è stato istituito il
Parco Nazionale dell’Abruzzo. Perché qualcuno allora non si è chiesto i
motivi dell’ assenza del versante molisano del Matese? Non stiamo qui a discutere del passato: saremmo
solo ripetitivi e noiosi. La cosa più bella in questo recente proclamato
impegno per il Matese, ci sono senatori
napoletani e, guarda caso, tra essi la moglie di Bassolino, Anna Maria Carloni. Può essere una cosa seria? E
Bassolino, nel suo lungo mandato, ha mai mosso un
dito per il Parco del Matese? Sono davvero
sceneggiate napoletane. E poi, udite: il progetto mira a valorizzare
l’esperienza del versante campano e recepisce
l’istanza di numerose associazioni molisane riunite nel comitato promotore”
Pro-Parco”. L’approvazione di tale progetto determinerebbe sicuramente
ricadute positive sul Molise centrale e la Campania,
valorizzando uno dei più grandi polmoni verdi dell’Italia Centro-
Meridionale richiamando gruppi turistici aggiuntivi. Dio ci salvi da questa
sventura! La nascita del Parco è stata complessa, con la sua perimetrazione che si allargava o restringeva come un
organetto a seconda di interessi personali o
campanilistici. Ma ciò che è più grave è la mancanza di cespiti di entrate proprie, il che non gli permette una seria
programmazione. Ma tant’è ! e poi si fanno
convegni, seminari che non danno nessuna risposta al vero problema: come e
con quali mezzi rivitalizzare il Matese senza limitarsi a cristallizzare una situazione
di pura sopravvivenza e senza prevedere il mantenimento delle condizioni vitali
sia della flora, sia della fauna sia dell’ habitat
umano. Eufemisticamente dico mantenimento perché
per portare la vita dell’uomo di montagna a parametri sostenibili,
bisognerebbe, come diceva Bartali:”C’e tutto da rifare”. Ci sorprende ancora il suono
stonato della campana dell’ Eurodeputato Patriciello che deve spiegare innanzitutto quale azioni
concrete ha svolto a favore della zona matesina .
ma di tutti i politici è quello che più va capito
per la sua ignoranza dei problemi locali: non è venafrano
ma della zona calda al confine tra Caserta e Napoli. Numerosi sono i suoi
“interessi “ e forse vorrebbe estenderli anche al
Parco. Timeo Danaos et dona ferentes. saluti (a cura del giornalista, prof. Pio Ianntti)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino
& d”
Lettera aperta al Presidente dell’Ente Parco del Matese del prof. Pio Iannitti.
Piedimonte Matese(Ce)- (di Pio Iannitti)
Caro presidente (nella foto il presidente Giuseppe Falco) , Anche se non ho il piacere
di conoscerla, voglio farle giungere i miei apprezzamenti e i miei
ringraziamenti per quanto sta facendo, sia pure da poco tempo, per il Parco
Naturale Del Matese. Abbiamo la fortuna, dopo la
fallimentare gestione di Scialla, di avere alla giuda dell’Ente Parco “uno di noi”, un uomo
preparato e capace ma in cui batte soprattutto il grande cuore matesino e proprio in queste ore difficili deve dare il
meglio di se stesso. Leggo dalla stampa della nefasta azione demolitrice dell’ Ente Provincia e la Regione stanno
portando avanti per annullare il nostro Ente Parco. Ciò non mi meraviglia.
Conosco un poco di storia locale e so che da secoli il nostro è solo un territorio
da depredare. Tutti si ricorderanno la
razzia delle acque imbrigliate e portate a Napoli ed altrove. Hanno
autorizzato l’estrazione del marmo “Verdello” Distruggendo il paesaggio. E così per altre ricchezze della nostra terra. Mai
nessuna ricaduta sulla popolazione locale. Il resto: solo limitazioni per i
residenti. Hanno costretto ad emigrare i residenti che per millenni hanno
contribuito a conservare (come sa fare con amore chi è nato in questi
luoghi) la natura incontaminata. L’unica violenza subita dal territorio è
stata perpetrata da orde barbariche di turisti “mordi e fuggi” che hanno
riempito i posti più belli dei loro rifiuti, distruggendo anche il
sottobosco con la raccolta indiscriminata dei suoi prezioai
prodotti naturali . leggo
oggi, 11 agosto 2010, sul Corriere della Campainia,che
il Parco del Matese chiude. Evviva! Finalmente!
Era ora che una struttura usata come Ente di compensazione politica, di
favoritismi e di altre cose di cui è meglio non
parlare, sparisse. Non è una contraddizione in termini quanto ho detto. Ha
fatto bene il Presidente Zinzi a fare rientrare in sede i distaccati all’Ente Parco della
Provincia. Cosa hanno prodotto negli anni di
tranquillo riposo nella sede del Matese? Di
persone “raccomandate” ne abbiamo fin troppe. Ha
fatto bene Caldoro a non dare soldi. Il Parco
Naturale del Matese deve essere autosufficiente.
Benissimo! Allora incominciamo col mettere le barriere sulle strade
d’ingresso al Parco e incominciamo a far pagare il biglietto per viitare le nostre meraviglie. Incominciao
a far pagare la tassa di soggiorno a non rwsidenti.
Obblighiamo pseudo naturalisti a farsi
accompagnare da guide del posto con funzione anche di controllo quando
questi forestieri salgono in montagna per gli “antichi tratturi”. Il Parco
deve sopravvivere con quello che ha? Chi ha captato le acque per
l’Acquedotto Campano eper il lago di Gallo Matese(bacino
idroelettrico che ha occupato il terreno più fertile del bellissimo paese)
cominci a pagare il dovuto. Coloro che si recano sul Matese
comincino a pagare i prodotti racolti,quali origani, camomilla felce, erbe officinali , etc.
non parliamo poi del disboscamento selvaggio (e la Forestale potrebbe
essere un poco più vigile) che sta spogliando intere montagne. Diano autorizzazioni per l’installazione di centrali eoliche e fotovoltaiche ai Comuni. Mi fanno ridere coloro che accusano il fotovoltaico
e l’eolico perché deturpano l’ambiente. Quando viaggiano, questi signori , si ricordino qualche volta di guardare sulle cime
delle montagne: sono piene di antenne di vario genere. Forse quelle non
deturpano il paesaggio perché sono delle emittenti televisive di qualche
grosso personaggio ? Mi rivolgo Lei, Presidente ma
anche a tutte le altre autorità e a tutti coloro
che hanno a cuore le sorti della nostra terra, in special modo i giovani,
so che ce ne sono moltissimi, affinchè , invece
di piangerci addosso, facciamo la nostra rivoluzione.forse non a caso nei nostri Comuni arrivarono
Cafiero e Mamatesta a proclamare la Repubblica Anarchica
( la storica Banda del Matese). Chissà se oggi,
con un gesto di anarchia, non si può ottenere ciò
che legalmente è dovuto al Matese. Io credo nella
forza e nell’intelligenza della nostra terra, credo nella nostra storia e nella voglia di riscatto di tutti noi. Potrei
dilungarmi a trattare temi dibattuti a iosa;
preferisco invece chiudere con le parole degli anarchici Cafiero e Malatesta: l’arm ve l’imme date e vraccia e tenite si facite, facite e si no ve futtite.
( del Prof. Pio Iannitti, Giornalista)
Coordinamento aziendale Ospedale di Maddaloni
COMUNICATO
SINDACALE
Meno posti letto alla provincia di
Caserta rispetto alle altre province della Campania.
Ulteriore contrazione di posti
letto derivante dalla prevista chiusura di tre ospedali.
Mancanza di contestuali investimenti
in grado di innalzare la qualità dei servizi e di garantire i l diritto
alla salute dei cittadini.
Sono questi i principali capisaldi delle osservazioni al
piano ospedaliero regionale da parte della CGIL – FP di Caserta, già
portate all’attenzione nell’attivo regionale della CGIL sulla vertenza
sanità.
Ed è partendo da queste osservazioni che la CGIL – FP locale ha avviato una riflessione fra i lavoratori del presidio
ospedaliero di Maddaloni.
Un ospedale che si avvia alla soppressione pur
essendo fra quelli più produttivi dell’ASL Caserta;
Un ospedale da disattivare nonostante sia ben oltre
lo standard minimo dei 100 posti letto al di
sotto del quale
scatta la chiusura.
Un ospedale da chiudere nonostante il numero dei posti letto assegnati alla provincia di Caserta sia
già inferiore al parametro regionale di riferimento.
Questo non può
essere accettabile!
Deve essere eliminata la confluenza dell’ospedale di Maddaloni in quello di Marcianise perché fisicamente impraticabile e priva di
qualsiasi motivazione;
Nell’Ospedale di Maddaloni,
che per i motivi innanzi descritti non può essere disattivato,
sarebbe opportuna la creazione di uno spoke cardiologico che servirebbe l’intera area S. Felice, Marcianise, Maddaloni; ciò
eviterebbe di sovraccaricare l’Azienda Ospedaliera di Caserta, chiamata a
svolgere funzioni hub.
Pertanto,la CGIL – FP del presidio
ospedaliero di Maddaloni ritiene indispensabile
un confronto preliminare fra le OO.SS. e il coinvolgimento di cittadini e istituzioni, locali,
provinciali e regionali, per avviare ogni iniziativa atta a contrastare la
chiusura dell’ospedale di Maddaloni.
Maddaloni, 21/09/10
La responsabile
CGIL FP P.O.
di Maddaloni
Caterina Bucciero
Marcianise
SCUOLA
MATERNA. LA GENTE....MORMORA.
Molti cittadini hanno
atteso di verificare il bene operare dell'attuale amministrazione comunale
più che in rapporto agli schieramenti politici di appartenenza,
al suo fare nell'interesse della città. L'uomo della strada ha subito
avvertito, con la segreta speranza di essere poi smentito dai fatti, una grande operosità e voglia di fare: il problema era che
il suo fare tendeva essenzialmente a sostituire "i clienti" della
passata amministrazione con chi ci si era impegnato in campagna elettorale.
Non ci soffermiamo sul vissuto di tante fasce deboli alle cui esigenze, a
volte impellenti, si è risposto con mancanze di budget economici
disponibili. Qui ci preme segnalare il triste presente delle fasce più
deboli tra le deboli, ovvero quella dei bambini
dai tre ai ventiquattro mesi di vita ovvero di quei neonati che
usufruiscono dell'asilo nido comunale.
Innanzitutto vorremmo invitare qualche
responsabile Asl a verificare in loco il possesso
dei requisiti logistici e sanitari della struttura che ospita questi
bambini. Ogni famiglia paga una retta mensile (180 euro mensili)
e in molti casi i loro genitori "stringono la cinghia" per
garantire al proprio piccolino un'assistenza, probabilmente perchè entrambi
impegnati nel lavoro.
In questi giorni dal mondo
dell'asilo nido arrivano tante e tali notizie che probabilmente
conosceranno anche i genitori di questi bambini che però, per esigenze
superiori familiari, non possono permettersi di ritirare in blocco i propri
figli. Fino a ieri le figure professionali
delegate all'assistenza di questi bambini dovevano possedere il diploma
magistrale o pedagogico (questo fino all'anno 2002).
Oggi la legge è cambiata: necessita la laurea triennale in scienze della
formazione primaria, ovvero la laurea in scienze infermieristiche ad
indirizzo pediatrico. Nell'asilo nido comunale di Marcianise
fino a pochi giorni or sono ha lavorato, tranne
che per un breve periodo, personale non qualificato, semplicemente formato
per mansioni da svolgere, attraverso un corso oppure assumendo nel nido col
ruolo di vigilatrici, persone senza esperienze nè
titoli.
Nel nido ha lavorato un
cuoco, due collaboratori scolastici, due persone socialmente utili (ma una di questa veniva dallo stabilimento della
"coca-cola").
E gli altri operatori? Il
titolo scolastico posseduto è la terza media, la ragioneria, ma non
certamente il titolo specifico che richiederebbe un compito tanto delicato
e responsabile.
Qualcuno dei "deus ex machina" dell'amministrazione comunale, a
chi ha fatto qualche obiezione, ha risposto che dall'alto della sua
autorità, può nominare nell'asilo nido, chi vuole, anche un barbone che
passando per strada, gli risulta simpatico. L'elenco degli operatori
dell'asilo nido era fatto, definito, stampato, comunicato agli interessati
e nessuno ha il diritto di interferire con l'operato
degli amministratori che noi cittadini abbiamo eletto e che ci dovrebbero
rappresentare in toto. Conviene aggiungere a
quali "autorità" appartengono "gli eletti"? Parenti di assessori, parenti di consiglieri, parenti di chi sta
più in alto. Una domanda: non sarebbe stato più onesto, volendo anche
testimoniare la volontà di cambiamento indire d'urgenza un bando da cui
ricavare una graduatoria degli aventi diritto per
possesso di diplomi richiesti per età, per reddito familiare?
Le cose diventano difficili quando si vuole gestire il pubblico come se
fosse il privato.
E la gente mormora...e le
prossime elezioni sono vicine...
Nasce la Costituente di
Centro
«Siamo un soggetto politico nuovo che parte dal recupero di una storia,
quella della Democrazia Cristiana». Così Ciriaco de Mita lancia a Napoli
il comitato regionale della Costituente di Centro, il soggetto politico in
cui l'ex esponente del Pd è entrato dopo aver
lasciato il progetto di
Veltroni e dopo essersi candidato per l'Udc alle ultime elezioni. Dopo
aver definito «tentativi impropri» quelli del Pd,
De Mita riparte a capo
di una costituente formata da 46 membri che va da
Ciro Alfano a Erminia
Mazzoni, dal consigliere regionale Carmine Mocerino a Gugliemo Scarlato. A
loro De Mita si rivolge perché «con la loro professionalità della gestione
politica», lancino le idee del nuovo soggetto, che in Campania si
radicherà attraverso i comitati provinciali che tesseranno anche la tela
di nuove alleanze sapendo che «la politica non è fare ammucchiate per
vedere chi vince», precisa De Mita. Difficile, comunque,
il dialogo con il
Pd, mentre emerge l'apertura con il Pdl, almeno in alcune province come
quella di Avellino: «Partiamo per correre da soli - precisa De Mita - poi
sui programmi il confronto e il dialogo ci sono sempre». Il punto di
partenza. L’Udc è partito in Campania, come
altrove non senza difficoltà.
Ciriaco De Mita non fa fatica ad ammetterlo ma
tuttavia precisa: «Ci siamo
misurati con alcune difficoltà sul territorio però
poi l’avvio è stato
molto convinto, molto solidale. Del resto - spiega il leader di Nusco -,
tutti i processi veri si muovono in maniera complessa
mentre soltanto i
processi finti si muovono senza difficoltà». Far
confluire nuove idee,
nuova linfa ad un soggetto politico che non vuole discutere sul passato e
sui punti critici. «Diventava sempre meno semplice discutere su cose
superate - spiega De Mita - E invece, ciò che registriamo è una domanda di
ricomposizione delle storie. Da questo punto di vista - aggiunge -,
riteniamo di anticipare il futuro che però deve
essere una spinta al
recupero delle tradizioni storiche e politiche del nostro Paese». Il
discorso delle alleanze. Molto più complicata e piena di insidie
la
questione delle alleanze. «Per noi - dice il leader
dell’Udc -, non è
un’angoscia pensare ai possibili alleati. La spinta,
per quanto ci
riguarda, è recuperare la nostra identità. Per questa ragione abbiamo una
tranquillità enorme nell’ipotizzare che andremo alle elezioni da soli.
Nela logica attuale questa è la decisione. Poi
certo discuteremo,
rifletteremo ». Insomma Ciriaco De Mita sottolinea
che il discorso sulle
alleanze è comunque secondario rispetto alla proposta di governo da
portare sul territorio. «Se dovessi dire la mia
opinione, direi che non
siamo in ritardo - spiega l’esponente Udc -. Ma non entriamo nella logica
di due blocchi che si contrappongono e dove chi non governa riverndica
virtù che non dimostra o chi governa vuol dimostrare fatti che non si sono
realizzati. Noi - aggiunge De Mita -, discuteremo sulle attività che ci
porteranno fuori dalla crisi» La
«personalizzazione della politica, la
delegittimazione delle assemblee, lo scollegamento tra la domanda
dell’opinione pubblica e gestione del potere sul territorio hanno prodotto
il collasso non soltanto nella Campania ma su tutto il territorio». De
Mita assicura che tra le priorità rientra appunto la discussione della
crisi e poi la formulazione di una proposta di governo sul territorio: «E’
allora che discuteremo sulle convergenze. Le coalizioni
fatte per vincere
spesso portano disastri» - taglia corto invitando alla prudenza. Della
questione del Pd non si sbilancia l’onorevole De Mita ma uno dei
giornalisti gli fa notare che Casini proprio poche ore prima aveva detto
che tra l’Udc e il Pd
di Rutelli e Letta c’erano delle affinità. Aveva
detto Pierferdinando Casini: «Siamo impegnati a
smantellare quello che
c'e', a far emergere le contraddizioni che esplodono a destra come a
sinistra. L'Udc e' stato
eroico alle elezioni ma oggi sopravvive perché ha
una prospettiva politica. Non lavoriamo con lo spirito egoistico di chi
cerca di allargare il proprio partito ma con
l'idea di andare avanti per
fare una cosa nuova che serva all'Italia. Noi - ha spiegato Casini
riferendosi ai recenti 'approcci' di esponenti del
suo partito verso
autorevoli colleghi del Partito democratico - non offriamo niente perché
rispettiamo tutti. Lavoriamo al superamento dell'Udc
e alla creazione di
una novità politica. Se questa proposta viene
interpretata come un invito
a uscire dai partiti d'origine e' giusto respingerla al mittente. Ma la
domanda e': queste case sono adeguate a rispondere
ai problemi del Paese?
Se tanti dicono di no qualche ragione ci sarà
L'operazione che abbiamo in
testa - prosegue il leader dell'Udc - non ha
niente di tattico, nessuno ci
corre dietro. Chi ha fretta vada con Berlusconi o
si accomodi dove vuole.
Con Rutelli e Letta, non e'
un segreto, registriamo maggiori affinità.
Però fanno benissimo a lavorare nel Pd, di cui sono fondatori, perché
prevalgano le loro posizioni ». Sull’argomento interviene Ciriaco De Mita:
«Quando si fece avanti l’idea del partito democratico affrontai la
questione in maniera critica, immaginai cioè
l’avvenire e pur essendo
consapevole che il sentiero sarebbe stato impercorribile, non mi sottrassi
alla sfida immaginando che un partito nuovo dovesse avere le fondamenta su
un nuovo pensiero. Ma il partito nuovo si è
rivelato alla fine un
assemblaggio delle cose esistenti. Della vicenda napoletana ne parlerò
dopo le amministrative ». Insomma lo scontro tra il Pd
di Nicolais e la
Iervolino alla fine si è
ridotto «alla distribuzione degli assessori».
«Sull'amministrazione del territorio bisogna elaborare dei modelli
realmente nuovi - aggiunge De Mita - per superare la crisi delle
istituzioni locali che riguarda la Campania ma non solo. Noi lo faremo
confrontandoci poi con gli altri schieramenti». Il problema attuale
secondo il leader dell’Udc è in ogni caso
recuperare la storia, in
particolare quella della Democrazia Cristiana, «la più grande
esperienza
democratica » dell’Italia, per poi lasciare sì aperto lo spiraglio alle
alleanze ma nella consapevolezza che non via siano «monolitismi di
gestione del potere». De Mita aggiunge che, attualmente,
il clima che si
respira è di grande inquietudine e disagio: «Sono inquieti quelli che
vengono dalla tradizione comunista e sono scomparsi quelli che provengono
dall’esperienza del populismo democratico». Il vecchio leone democristiano
attende gli eventi e nel frattempo si guarda intorno, registra gli umori
degli altri partiti: «C’è chi mi vuole - confessa ironico
-, chi mi
rifiuta ma all’età mia sono fuori da queste tentazioni». Infine, a chi gli
chiede «qual è il ruolo di De Mita nell’Udc», lui
non esita a rispondere:
«la parola, è quello che ho sempre fatto e saprò fare » L’ultima questione
riguarda una eventuale candidatura al parlamento
europeo. «Ci sono stato
già due volte, per me significa il passato» - ha affermato Ciriaco
de Mita
a margine della presentazione del comitato regionale per la Costituente
dell'Unione di Centro. De Mita si è quindi concesso una battuta
quando,
scherzando sulle tante cariche ricoperte nella lunga carriera politica, ha
detto «mi manca solo di fare il Papa». L'ex presidente del Consiglio ha
poi mostrato forte entusiasmo nel progetto politico della Costituente
dell'unione di Centro: «Sono molto fiducioso - ha concluso-,
sono tornato
all'epoca in cui ero molto convinto delle cose che pensavo».
( da Buongiorno Caserta del 13/01/09)
TUTTI I NOMI DELLA COSTITUENTE
1 CIRO ALFANO ONOREVOLE
2 GIUSEPPE ANDREOLI ONOREVOLE
3 SALVATORE ARENA CONS.REG
4 ALFONSO ASCIONE CONS.PROV.NA
5 EVA BASILE COMMERCIALISTA
6 MAURO BENEDUCE IMPRENDITORE
7 ROSARIO BIANCO COMMERCIALISTA
8 RENATA BRUTTO DIR.ASLANA1
9 ROSETTA CASCIANO INSEGNANTE
10 CIRO CENTORE AVVOCATO
11 MASSIMILIANO CONVERTI FUNZIONARIO
12 GABRIELLA D’AMBROSIO MEDICO
13 FERDINANDO DE FRANCISCIS ONOREVOLE
14 CIRIACO DE MITA ONOREVOLE
15 GIUSEPPE DE MITA AVVOCATO
16 TIZIANA DI GREZIA AVVOCATO
17 SETTIMIO DI SALVO DOC.UNIV.
18 PIETRO FARINA ARCHITETTO
19 GENNARO FERRARA RETT.PARTHENOPE
20 M.ROSARIA GIANPETRAGLIA DOC.UNIV.
21 MASSIMO GOLINO AVVOCATO
22 VINCENZO INVERSO IMPRENDITORE
23 ANTONIO MARFELLA DIRG MEDICO
24 MARIAMELIA MAZZEO AVVOCATO
25 ERMINIA MAZZONI ONOREVOLE
26 CARMINE MOCERINO CONS.REG.
27 ETTORE SNOVELLINO DOC.UNIV.
28 NELLO PALUMBO ONOREVOLE
29 ROSALIA PANNITI PROFESSORESSA
30 ANGELA PENZA PRIMARIO UOD
31 RAFFAELE PICARO DOC.UNIV.
32 MICHELE PISACANE ONOREVOLE
33 MARIA POLISTINA PRIMARIO
34 FRANCO RENGO DOC.UNIV.
35 FRANCESCO SALZANO MEDICO
36 LUIGI SANTINI DOC.UNIV.
37 PAOLO SANTULLI ONOREVOLE
38 GUGLIELMO SCARLATO ONOREVOLE
39 ANTONINO SCIALDONE DOC.UNIV.
40 ANTONIO SCUOTTO INGEGNERE
41 MAURIZIO SIBILIO DOC.UNIV.
42 PIETRO SQUEGLIA ONOREVOLE
43 NUNZIO TESTA ONOREVOLE
44 NICOLA TISCIONE DOC.UNIV.
45 ROSALBA TUFANO DOC.UNIV.
46 GIOVANNI VILLAROSSA DIRIG.SCOL.
47 DOMENICO ZINZI ONOREVOLE
cara
Paolina Abbate
Mammografia negata alle
donne disabili
Qualcuno afferma che
esistono due Italie: a questa affermazione
molte volte si dà semplicemente una valenza politica volendo intendere un
nord contrapposto e separato dall’altra Italia, quella che rimane.
Questa volta invece le
due Italie si riferiscono a due
realtà sociali che, pur avendo diritto di cittadinanza in tema di doveri e
pur godendo teoricamente di pari opportunità, si muovono su due binari
diversi.
Tralasciando qualunque
considerazione sui tagli alla sanità verso i diversamente abili operati
dall’attuale governo nell’ambito del Wellfare, un’esperienza vissuta da una donna diversamente
abile conferma la precedente affermazione.
A Marcianise,
dove la locale struttura ospedaliera presenta reparti “di
eccellenza”, una donna diversamente abile che voglia usufruire delle
prestazioni ospedaliere in qualunque reparto, se si eccettua
chirurgia, per i suoi spostamenti lettino-barella, deve ricorrere al
personale paramedico senza che vi sia possibilità di avere a disposizione
un elevatore che faciliti gli spostamenti di tali soggetti.
Non parliamo poi se
questo soggetto diversamente abile è una donna ricoverata in ginecologia:
dal letto alla carrozzella, dalla carrozzella al lettino dei
ginecologo se deve esser sottoposta a visita. Giuste le rimostranze
degli operatori sanitari, non necessarie e non giustificate le
mortificazioni del paziente.
Un’altra esperienza
ospedaliera di una diversamente abile si riferisce al tanto pubblicizzato
screening mammografico a cui sono
state invitate a sottoporsi tutte le donne che addirittura sono state
avvisate con una informativa postale del giorno e dell’ora.
Tale informativa, come è giusto, è stata inviata a tutte le donne, anche a
quelle diversamente abili, in carrozzella.
Nel mandare questo invito ci si era, però, dimenticato che i
macchinari a disposizione per eseguire tale esame non sono tarati perchè
possano essere utilizzati per una mammografia ad una disabile in
carrozzella.
Quasi costituisse un rimedio alla situazione dell’ospedale di Marcianise, alla diversamente abile che voleva
ostinatamente sottoporsi all’esame mammografico,
si suggerì di rivolgersi direttamente al centro di senologia
di Caserta, sicuramente idoneo per tutte le pazienti.
Altra prenotazione,
altra impegnativa, poi si va a Caserta per scoprire, dopo aver denudato il seno,
che anche questa macchina non permette a chi è in carrozzella di eseguire questo accertamento.
Cosa resta da fare? Continuare a cercare l’ospedale con l’oggetto
misterioso o lasciar perdere e affidarsi alla
bontà divina?
Il dilemma è
strettamente personale; c’è però una considerazione generale: se la salute
è un bene di tutti, se lo Stato deve garantire a tutti la
sua salvaguardia, quale morale trarre da questa esperienza di vita
vissuta?
A me
, tuttavia, sembra di essere nell’antica Sparta dove avevano diritto
di vivere solo le persone sane; gli “altri”, i bambini
disabili, venivano portati a morire sul monte Taigeto.
E, incredula mi chiedo: è giusto
sperperare dei soldi per avere il Direttore Generale dell’ASL CE1 che
non è in grado neanche di dotare le strutture ospedalire
di un semplice elevatore e che non riesce a garantire alcun servizio
per le disabili?
Altro che proroga! Il
Signor Bottino dovrebbe essere mandato a casa subito, per manifesta
incapacità.
La sanità, come la Legge, in una vera
democrazia, deve essere uguale per tutti e non deve mortificare chi ha più
bisogno di aiuto.
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Precisazione
Non amo le polemiche ma
fortemente voglio che si agisca correttamente e nel rispetto delle persone fra
cui comprendo anche me diversamente abile.
Alcuni giorni or sono ho inteso denunciare tramite
stampa l’impossibilità per una donna diversamente abile di poter eseguire
una mammografia, esame che si consiglia a scadenza biennale a tutte le
donne ultra quarantacinquenni.
Devo rilevare che un qquotidiano
locale, pur avendo ricevuto giovedì 6 Novembre alle ore 18 la mia lettera,
il giorno dopo l’ha pubblicata a stralci integrata
dalle controdeduzioni del direttore sanitario
dell’ospedale di Marcianise dott. Ludovico Capece.
Poichè venivano dette alcune cose non verre, ho esercitato il mio diritto alle controdeduzioni e le ho inviate solo al giornale in
questione.
Ieri mercoledì 12 novembre le vedo pubblicate sil quotidiano in oggetto ancora a stralci e con una inispiegabile omissione di
quanto concerneva l’ospedale di Marcianise e il
centro senologico di Caserta, limitando la
denuncia all’ospedale di Maddaloni e addirittura
menzionando Maddaloni come riferimento di
partenza di un pezzo inserito nella pagina di Marcianise.
A questo punto prego voi di voler gentilmente e, se è
possibile, integralmente pubblicare le mie controdeduzioni.
Le note del direttore sanitario del nosocomio di Marcianise, dott. Ludovico Capece, mi spingono a fare una precisazione che ritengo
indispensabile per salvaguardare l’onestà dei miei discorsi.
Innanzitutto, forse impropriamente, ho usato la parola elevatore volendo
intendere sollevatori il cui uso specifico riguarda disabili e allettati.
Il dott. Capece parla dell’utilizzo nei vari
reparti di imbracature. Nella mia ignoranza
l’imbracatura non serve a niente se non c’è un braccio manuale o elettrico
che la sollevi. A meno che per imbracatura non si
intenda il lenzuolo nel quale viene sollevato il paziente da solerti
infermieri.
Riguardo poi il badget
ospedaliero e le gare d’appalto necessarie per gli acquisti negli enti
pubblici, mi preme sottolineare come da
informazioni assunte presso un ente di ausilii
ortopedici, il costo di un elevatore manuale è di € 680.00 più iva mentre di quello elettrico è di € 1020.00 più iva. Tali costi sono irrisori in un badget
megagalattico come quello ospedaliero e, riguardo alle gare di appalto, sono talmente esigue le spese in gioco che
forse non vale la pena farle.
L’occasione mi spinge a riferire qualche altra
annotazione sulla mia telenovelas mammografica.
Chiarito che all’Ospedale di Marcianise
la mammografia è vietata alle donne disabili, cosa non smentita neanche dal
Direttore Sanitario, nella giornata di ieri ho telefonato al Reparto di
Radiologia dell’Ospedale di Maddaloni: qui un
tecnico estremamente cortese con rammarico, al mio
dire di disabilità in carrozzella, ha riferito
che l’apparecchio mammografico è guasto da
qualche mese e che non può dire quando sarà riparato. A questo punto ho
avuto l’idea di telefonare ad un centro privato e al primo colpo,
meraviglia delle meraviglie, l’apparecchio c’è,
funziona e finalmente potrò soddisfare la mia brama mammografica.
Ritornando ad essere seri e
parlando delle strutture pubbliche, il discorso fondamentale è quello di
una cultura del diritto alle pari opportunità che, sola, può spingere chi
si occupa della salute pubblica a tener conto degli utenti qualunque sia la
loro condizione fisica.
A proposito, tengo a sottolineare
che ancora oggi sono presidente dell’associazione "Amicizia e
solidarietà senza barriere" di Marcianise.
Ringraziando.
Prof. Paolina Abbate
25 NOVEMBRE DECIMA
GIORNATA PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA SULLE DONNE
Oggi si celebra la
giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Questa ricorrenza è stata proclamata dall’Onu da
circa dieci anni e vuole rappresentare un invito a riflettere in qualunque
ambiente di vita sulle tante donne che ancora oggi, specie in ambiente
domestico e familiare, subiscono violenze ignorando che anche questo è un
reato.
Fa piacere sapere che
la provincia ha, per questa occasione, organizzato
un incontro-dibattito e fa piacere sapere che la commissione pari
opportunità della provincia di Caserta, nell’ambito delle sue attività
proiettata a dare visibilità alle donne con disabilità,
intende istituire uno “sportello donna disabile”. Questa notizia ha fatto
ricordare alla sottoscritta come fosse stata nominata all’interno di questa
commissione, come di questa nomina, avessero parlato abbondantemente i
giornali per sottolineare l’importanza della
presenza di un soggetto diversamente abile all’ineterno
della commissione.
Ho dovuto poi, dopo
aver partecipato a due riunioni, scoprire che la mia nomina non esisteva, malgrado l’ufficialità e che tranquillamente potevo
ritornare a casa in attesa di tempi diversi e di nuove opportunità, come mi
sussurrò il presidente della provincia dott. De Franciscis.
Lasciando da parte i
ricordi del passato senza però tralasciare di ribadire
che l’unica figura “umana” al femminile che manca in detta commissione è
proprio la diversamente abile, mi fanno piacere le motivazioni che hanno
spinto tale commissione a progettare lo sportello. Voglio però innanzitutto sottolineare che sarebbe opportuno
intitolarlo “sportello donna diversamente abile” se proprio si vuole
sottolineare la propria competenza.
Per il resto speriamo
si tratti non semplicemente di uno sportello e di un portale che vuole
aiutare le donne diversamente abili soltanto nell’inserimento nel mondo
lavorativo ( a proposito, perchè non si organizza un’indagine negli
ambienti di lavoro per verificare il rispetto legislativo sulla quota
disabile?) in quanto alle molte parole a cui
corrispondono dall’altra parte molte speranze, difficilmente è possibile
costruire il presente e il futuro senza una cultura civile delle pari
opportunità e penso che in tale direzione dovrebbe essenzialmente muoversi
in modo operativo tale commissione.
Paolina Abbate.
Piedimonte Matese|
Dalla
presidenza della Regione
La Lonardo ha confermato il professore alla guida dell'Ente. Svanisce il
sogno di Natalizio
Parco del Matese, Scialla ancora presidente
DI Fulvio Caputo
PIEDIMONTE MATESE. Excalibur! Stavolta la famosa spada excali-bur
l'ha presa il Professor Giuseppe Scialla con le
sue forze e con i suoi impegni dimostrati in
questi ultimi mesi alla guida dell'ente matesino.
Riconferma per il Presidente del Parco Regionale del Matese, Giuseppe Scialla. Scialla è stato riconfermato alla guida del Parco. La
conferma arriva dalla Presidenza del Consiglio Regionale della
Campania. Il Prof. Scialla
dopo aver dimostrato continuità e professionalità al Parco ha ricevuto la
riconferma alla Presidenza dell'Ente. Come ricordiamo
ultimamente Scialla ricopriva la carica di
Commissario poiché qualche politico preparò nei suoi confronti un tranello
facendolo affiancare dal Del Mele, cercando di rimuoverlo ma Scialla si seppe ben muovere facendo ricorso e restando
alla guida del Parco come commissario. Il Presidente del Consiglio
Regionale Sandra Lonardo vedendo i risultati di Scialla non ci ha pensato due volte alla riconferma del
Professore sanmaritano alla guida dell'elite matesino. Ora Scialla è già
in moto per la formazione del nuovo Consiglio di amministrazione
dove dovrà farlo trasversale bipartisan. Ovvero mettere sia espressione del Pdl
e sia del Pd. Riconferma quindi anche per i due
dirigenti che affiancano Scialla, ovvero quello amministrativo, Antonio Montoro e quello dell'area tecnica Santonastasi.
La riconferma di Scialla ha provocato l'ira
funesta del Partito Democratico di Piedimonte e
soprattutto del leader della componente dei Ds, Achille Natalizio che ci aveva messo il pensiero
sulla Presidenza.
Dalla
"Gazzetta di Caserta" del 06/12/2008
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