Grazie
ai Buddha di Bamiyan: forse favoriscono il dialogo.
di
Lilli Gruber
Il
mondo intero si sta interessando ai Talebani che minacciano di distruggere due
antichissi
me statue buddiste a Bamiyan. L'Unesco,
l'Onu, il G8 di Trieste, governi e organizzazioni prendono posizione lanciando
appelli ed esprimendo indignazione. Non si è vista analoga mobilitazione per
salvare un milione
di afghani dalla carestia, per aiutare le donne afghane ridotte in schiavitù,
per sgominare il principale produttore
di oppio - quindi di eroina - dei mondo. Ironia, ma neanche troppo. Questi
temi sono infatti troppo complessi e delicati per consentire all'Occidente la
ripresa di un dialogo costruttivo con gli integralisti islamici, che hanno
preso il potere a Kabul nel 1996. Certo, i Talebani calpestano i più
elementari diritti umani e si arricchiscono
grazie all'oppio, che rappresenta l'80 per cento dell'eroina consumata in
Europa. Sono però anche i preziosi alleati dei sauditi e dei pakistani contro
l'Iran che li detesta, l'india che li accusa di sostenere i musulmani nel
Kashmir,
i russi che temono la destabilizzazione delle exprovince nell'Asia centrale,
la Cina che preoccupata constata la loro influenza nefasta nello Xinjiang.
Sono il centro di gravità di una vera e propria polveriera, dove la miccia può
essere accesa in qualsiasi momento. Questa nuova sfida dei Talebani può
allora diventare per l'occidente una
delle rare opportunità per riprendere i contatti. Contatti che furono
interrotti quando gli Stati Uniti pretesero
la consegna del terrorista Bin laden e quando bombardarono, senza successo, i
campi di addestramento dell'uomo che per anni hanno finanziato insieme al
Pakistan e all'Arabia Saudita, affinché organizzasse la resistenza contro
l'occupazione sovietica. In guerra da 21 anni, situato con i suoi 25 milioni
di abitanti sul crocevia di una
delle regioni più esplosive dei pianeta, l'Afghanistan è forse uno dei Paesi
più poveri della terra, i suoi dirigenti
sono forse i meno frequentabili, ma nessuno li può ignorare.
E se le due enormi statue sono servite a lanciare un seppur fragile ponte tra
i Talebani e il resto del mondo, allora
un grazie ai Buddha di Bamiyan.