8 MARZO, UNA RICORRENZA NON CASUALE.

di Paolina Abbate

Ha sorpreso leggere su un quotidiano locale che il 7 marzo è stato dichiarato festa dell'uomo giorno e, come tale, festeggiato in ristoranti e night club. La notizia risulta sorprendente se si pensa che oggi , invece, otto marzo, si celebra la festa della donna. Sembrerebbe che anche in questo campo di festeggiamenti si sia instaurata una rivalità ovvero una concorrenza che, in realtà, sembra piuttosto testimoniare uno stato di disagio o di insofferenza per un ruolo sociale ormai standardizzato e canonizzato. L'8 marzo al femminile ha una sua origine storica ben precisa e collegata ad un evento che testimonia, per la prima volta , la volontà delle donne di essere trattate come persone e non come semplici strumenti di produzione. La data in cui si è verificato questo evento è stata recuperata dopo alcuni decenni dalle femministe che hanno inteso sottolineare e considerare come degna di liberazione femminile essenzialmente la sfera sessuale: libertà nei rapporti con l'altro sesso, libertà di contraccezione, libertà di aborto ed altro. Solo intorno agli anni 80 - 90 le rivendicazioni al femminile hanno coinvolto tutti gli aspetti dell'esistente , eludendo la pari dignità col sesso maschile e la possibilità per la donna di potere assolvere tutti I moli sociali, lavorativi, politici, fino ad allora monopolio dell'uomo. Bisogna dire che probabilmente questa rivendicazione è stata dalla maggior parte delle donne male interpretata: sarà stata la rabbia conseguente a tanti decenni di mortificazioni e prevaricazioni, un malinteso tradurre al femminile quell'universo maschile che pure si era criticato.

Alla donna doveva essere concesso tutto ciò che era permesso all'uomo, ", in qualche caso, si auspicava addirittura un'inversione di ruoli in quanto la donna riteneva, con un pizzico di presunzione, di poter fare di tutto e di più.

L'8 marzo diventò perciò il giorno della liberazione, in cui le donne abbandonarono mariti e figli, si ritrovavano in ristoranti e locali notturni, assistevano a qualche spettacolo streep-man. E il giorno dopo? Probabilmente ci si ritrovava più vuote e più sole di prima, forse con qualche rimorso in più per aver trascurato la famiglia. In questi anni molte illusioni al femminile sono crollate, soprattutto in rapporto al triste momento occupazionale che ha visto molte donne rientrare nell'alveo familiare dopo l'esperienza lavorativa fuori di casa.

Eppure i mass media continuano a decantare le innumerevoli possibilità per la nostra società progressista offre alle donne in campo sociale, economico, lavorativo. Oggi le donne possono arruolarsi, fare in teoria qualunque carriera occupare posti importanti, diventare personaggi politici. Riflettiamo , invece , su questo semplice dato. Secondo il CENSIS in tutta Italia solo 14000 donne ricoprono il ruolo di dirigenti del settore pubblico e privato. Un altro motivo di riflessione pone quanto è accaduto a Novi Ligure: si riesce a svolgere, come si dovrebbe, il proprio ruolo di madre in una società che vorrebbe sempre più coinvolgere emotivamente le donne e che in cambio offre pochi servizi? Pensiamo che questo 8 marzo debba costituire occasione di riflessione su cosa significa essere donna, su come vivere il rapporto con l'altro sesso, su come sentirsi appagata non solo come donna ma anche come moglie e madre.

Non bisogna dimenticare che costituzionalmente la donna vive un mondo di sentimenti, di sensazioni, di emozioni che la rendono non diversa dall'uomo ma a lui complementare né è da sottovalutare il fatto che la donna possiede una ricchezza inferiore che la pone su un gradino diverso rispetto all'uomo. Geneticamente, poi, la donna è destinata a procreare e il legame che essa instaura con i suoi figli ha quel tanto di viscerale che l'uomo può immaginare ma non provare. Oggi bisognosa riflettere sul nostro essere donne insieme all'uomo e con l'uomo, compagno di viaggio e non rivale da combattere ed annientare. Questo senza disconoscere che fondamentalmente e forse inconsciamente è l'uomo a temere la donna, come dimostra il fatto che molte volte, specie in politica si preferisce condividere progetti e programmi con altri uomini, molto più pratici, piuttosto che con donne per le quali, in ogni caso e a qualunque livello culturale, gli altri esistono come valori e non come mezzi da utilizzare per raggiungere i propri scopi.

Consapevoli di questo, si tratta solo di lottare , forse più degli uomini, per conquistarsi un posto al sole. Ma la lotta sarà sempre equilibrata nel senso che ad ogni cosa verrà riconosciuto il suo giusto valore e il suo giusto posto in una realtà comune che è fatta di lavoro, impegni, famiglia e anche di altro. E tutto questo senza che la donna si senta sminuita o depauperata di qualcosa, bensì convinta che, nella nostra società, può costituire quella forza che, al femminile, non vuol dire violenza ma certezza delle proprie posizioni e volontà di affermarle sempre e dovunque