I fatti di Genova insegnano

POLITICA NO-PROFIT, GRAZIE

di Nicola Elia

Sono strani tempi quelli in cui viviamo, un’epoca intrisa di contraddizioni e di contraddittori senza apparenti vie d’uscita. Paradossale è il fatto che cambi la storia ma non cambino gli uomini che la muovono, sempre ostinatamente uguali a sé stessi, e sempre gli stessi. Il relativismo etico, poi, fa la sua parte con le approssimative giustificazioni morali di sorta che impunemente garantisce a perenni impuniti. L’errore storico del secolo? Lasciare che sia l’economia ad indirizzare la politica e non viceversa, sicchè la politica finisce per rispondere ad esclusive logiche del profitto con la benedizione dei cosiddetti potenti del pianeta che, assecondando scelte d’obbligo sovranazionali, ignorano il diritto-principio dell’autodeterminazione dei popoli, specie di quei popoli abbandonati a se stessi e per i quali ogni forma di sterile assistenzialismo segna un’inesorabile condanna letale. E’ impensabile che un esercito di circa ottomila persone possa lasciarsi, per così dire, plagiare da pochi eletti assurti, come vuole l’accusa, all’improprio ruolo messianico di salvatori planetari; significherebbe fare della storiografia spicciola e a basso costo, oltre che di comodo: a poco serve demonizzare i Manu Chao, i Bono, i Bertinotti, solo ultimi interpreti dell’identificazione circostanziale di un comune sentire. Il gruppo dei potenti della Terra non saranno certamente, come ha scritto qualcuno, la Spectre  di bondiana memoria ma, allora, di riflesso perché intravedere l’ombra del Grande Vecchio, comunque, dietro movimenti anti-global di portata sovranazionale? La degenerazione violenta di eventi almeno negli intenti pacifisti, triste a dirsi, spesso è anche il risultato della formula adottata da certo mondo dell’informazione che nell’annunciare gli eventi stessi, di fatto, finisce per anticiparli delineandone tratti e contenuti distorti. Ed è strumentalizzazione la stessa ossessiva ricerca di una matrice eversiva, di sinistra o di destra non importa, riduttiva e volutamente semplificativa di un pensiero generazionale che supera schieramenti di parte e di partito. E’ inverosimile ed antistorico considerare il declino di valori di una generazione come attribuibile a presunti mancanti stimoli di idealità: ogni confronto con gli anni della guerra fredda non reggerebbe; i fatti recenti dimostrano che le nuove generazioni si misurano e si misureranno su ben altri e ben più alti ideali incommensurabilmente ancorati        alla realtà: non ci si batte più contro fantomatici russi che divorano bambini, si lotta invece contro un sistema ed una civiltà che rischia di fagocitare se stessa. Come sempre, però va detto, l’esaltazione che vi si accompagna, pur radicata in valide ragioni politico-sociali, spinge a percorrere cammini impervi e ad abbracciare errati approcci per il raggiungimento degli obiettivi prefissi. Il protervo slancio dovrebbe indurre altresì ad estremizzare il pensiero ma mai l’azione. Specie quando quest’ultima intende coniugarsi con la violenza. Chiudiamo con il saluto, raccolto alla vigilia delle contestazioni, di un gruppo di gi-ottini della provincia: “Andiamo a Genova, prendiamo le botte e rientriamo a casa… sicuri di esserci mossi per una giusta causa”. Provate voi ad esprimere un giudizio.