AMMINISTRATIVE, LA VERA SFIDA IL GIORNO DOPO LE ELEZIONI.
di Nicola Elia

Marcianise. Poco meno di 250 i candidati alla carica di consiglieri comunali in una città che          di botto riesuma un inusitato spirito politico che i più stentano a riconoscere quale impegno incondizionato ed indeterminato per le sorti della propria terra. Le riforme apportate alle leggi elettorali impongono a ragione o a torto ai cosiddetti big (di fatto alcuni vantano solo un’anzianità di partito corroborata da deleghe magari redditizie ma socialmente inconcludenti e… nient’altro) del mondo politico locale di stare per l’ennesima volta a guardare mentre attendono un favorevole esito dell’imminente tornata elettorale diligentemente attenti a rastrellare e pilotare consensi. Da un lato il rammarico di un’incomprensibile ed ingiustificata inerzia dei partiti locali che sembrerebbero, puntualmente, quasi costretti all’improvvisazione di candidature che di contro dovrebbero risultare la sintesi naturale di lavori intrapresi l’indomani stesso del giorno in cui si sono svolte le precedenti elezioni. Dall’altro una sorta di “irresponsabilità” -non ce ne vogliano i lettori-, forse dettata dall’acuta nota d’entusiasmo che accompagna la proposta di una candidatura, di chi in prima persona viene coinvolto. Non si diventa politici per caso: si corre il rischio di divenire molto più semplicemente dei politicanti o di essere bruciati ancor prima di arrivare al traguardo. A scanso di ristagni politici ed infecondi appiattimenti degli schieramenti, anche per non tradire la vera ratio politica delle riforme elettorali, è su una classe consiliare diligente ed accorta che occorre far leva: di “anatre mute” di circostanza la cittadinanza proprio non sa cosa fare; tantomeno servono a quei partiti che mirino ad una vera crescita. La pianificazione del “futuro” del territorio rimanda anche e soprattutto a tali premesse. L’istituzione, poi, di comitati interpartitici composti dai “delusi”, ma solo apparentemente, che usciranno da questa esperienza elettorale e per ciò stesso, anzi, maggiormente motivati ed incitati a promuovere una dialettica politica super partes non sarebbe un’idea peregrina: le tematiche di indirizzo per le rispettive coalizioni, nel rispetto degli impegni assunti, non mancherebbero. L’onda emotiva ha premiato pure questa volta l’area di centro-destra, palesemente molto meno in difficoltà nello stilare le proprie liste. Le rispettive sedi dei comitati elettorali dei candidati sono sorte come funghi; talune sono addirittura attigue e, pur divise come sono per colori e propositi, rasentano una fisica sovrapposizione nella lotta all’ultimo stendardo ostentato. Assolutamente inopportuno. Sfrenato desiderio di conquista di un potere inafferrabile o che sfugge in una terra che langue per storiche mancate risposte? Vogliamo illuderci che si tratti     di un vero risveglio politico che promuova una dialettica ed un confronto costruttivo sui programmi tra le parti politiche in gioco. Diversamente avremmo ridotto davvero solo ad un gioco un momento cruciale della vita democratica del nostro Paese. La vera sfida elettorale, paradossalmente, dovrebbe partire proprio il giorno dopo le elezioni, allorquando non l’immancabile disamore per la politica ma l’analisi e l’attuazione delle linee programmatiche sbandierate fa la differenza tra l’elettorato. Ma è proprio allora che, ancora una volta puntualmente, si dissolve nel nulla quella folta schiera    di potenziali politici o provetti tali disertori e latitanti di cui, purtroppo, rimane solo un labile ricordo appena accennato dai colori surreali stemperati dallo scorrere del tempo su quello che rimane dei manifesti propagandistici per la città. La politica, o  si fa o  si subisce. E questo rappresenta il modo più vile di subirla senza attenuanti. Ma tutto quanto è ancora storia da scrivere, con l’augurio di essere smentiti. Almeno per una volta.