(Da “il Dossetti” del gennaio 2000 anno V)

Berlusconi, l’Europa e i Popolari.

  Intervista a Pietro Squeglia*.  

Marcianise. Dal 3 dicembre 1999 Forza Italia è entrata nel PPE (Partito Popolare Europeo). L’ufficio politico del PPE ha dato il via libera con 73 sì, 18 no, 4 astenuti. Il Partito Popolare Italiano, Rinnovamento Italiano, e UDEUR, hanno votato contro. Per chiarimenti sulla vicenda abbiamo rivolto alcune domande al prof. Pietro Squaglia membro del Consiglio Nazionale del PPI.

Perché i Popolari italiani, insieme a RI e UDEUR hanno votato contro?

Perché Forza Italia non ha nel suo patrimonio genetico né la vocazione europea (se Berlusconi fosse rimasto al governo, oggi l’Italia non sarebbe in Europa), né la concezione federalista dell’Europa che è propria dei Popolari. Inoltre ha una concezione dello Stato e della politica assolutamente incompatibile con quella collocazione centrista nella quale Berlusconi pensa di posizionarsi.

Eppure Berlusconi si dichiara vero erede della grande Democrazia Cristiana…

A parole può dire tutto. In politica, però, al di là dei princìpi e delle parole, valgono i fatti. Si autodichiara erede della DC. Ma non era socialista, quando c’era la DC? E, poi, nel giugno del 1994, quando si doveva decidere per la successione a Jacque Delors alla Commissione , Berlusconi non sostenne la candidatura del cristiano democratico belga Jean Luc Dehaene, esponente di spicco del PPE, ma preferì il conservatore Lubbers. Sempre nel 1994, Antonio Martino, ministro degli esteri del governo Berlusconi, interrompendo la linea tenuta ininterrottamente da De Gasperi ad Andreatta e alla quale hanno aderito tutte le forze politiche che si sono avvicendate nel Paese, schierò l’Italia sulle posizioni inglesi più refrattarie al processo unitario europeo. Si dichiara moderato. Ma è moderato chi scaglia attacchi velenosi ed irresponsabili contro le istituzioni dello Stato? Chi minaccia rivolte di piazza? Chi osa, per esempio, affermare che “Martinazzoli come don Sturzo, favorisce le dittature” (indubbiamente, a suo favore, c’è la scusante della scarsa dimestichezza con la cultura e con la lettura, ma , siamo proprio fuori del consentito). Si dichiara democratico. Ma come può essere democratico in partito dove c’è un padrone e gli altri ubbidiscono? Un partito che è azienda e, quindi, ha come obbiettivo il profitto del padrone?

Come mai, nonostante l’opposizione del PPI, dell’UDEUR e di RI, Forza Italia è riuscita a farsi ammettere nel PPE?

Purtroppo la politica a livello europeo è ancora fortemente condizionata e spesso immiserita da problemi e contingenze nazionali. I popolari tedeschi di Khol e quelli spagnoli di Aznar, che sono tra i gruppi più forti all’interno del PPE (contano rispettivamente 53 e 28 europarlamentari), a livello nazionale sono impegnati in una dura contrapposizione con i socialisti. Essi hanno trasferito questa loro situazione locale a livello europeo. E così, senza andare troppo per il sottile, hanno sponsorizzato con forza l’ingresso di FI all’interno del PPE con un unico obbiettivo: formare ad ogni costo un gruppo che fosse superiore per numero a quello del PSE (i socialisti). Essi hanno pensato che l’importante fosse la conquista, ad ogni costo, della maggioranza dei seggi nel Parlamento di Strasburgo. Hanno fatto prevalere la logica dei numeri su quella della coerenza e della fedeltà ad una linea politica.

Ma sono stati solo gli spagnoli ed i tedeschi a votare favorevolmente?

No, hanno votato a favore anche altri. Ma bisogna riflettere su alcuni dati. In primo luogo, nonostante il grande battage, erano presenti alla riunione del Bureau, solo poco più della metà degli aventi diritto al voto. Quindi circa la metà dei membri ha preferito disertare la riunione per non partecipare ad una riunione estremamente equivoca. Dei presenti, 73 hanno votato a favore, 4 si sono astenuti, 18 si sono dichiarati contrari. Quindi, conti alla mano, Forza Italia, ottenendo il 75% dei consensi della metà dell’Ufficio politico del PPE, è stata accettata con il gradimento di meno della metà dei popolari europei.

Ma se FI è Popolare in Europa, vuol dire che lo è anche in Italia?

Ce ne vuole! Se compro ed indosso la maglia n. 10 di Del Piero non per questo sono diventato Del Piero. Oltre questo si tenga conto che, proprio per evitare una strumentalizzazione del problema da parte di FI, in Italia, lo stesso presidente Martens che ha condotto, in modo alquanto spregiudicato, l’operazione FI, ha chiaramente affermato che “il PPE non interferirà in alcun modo nelle vicende interne dei diversi Paesi”, e che, al di là della consistenza numerica, “non ci saranno trattamenti diversi, all’interno del PPE tra i diversi soggetti affiliati”. Il che vuol dire che al Cavaliere non servirà l’avere un numero di gran lunga maggiore di europarlamentari rispetto ai Popolari, all’Udeur, e a RI.

Ma se i Popolari italiani affermano che il PPE sta ormai perdendo la propria identità, perché non escono dal PPE?

La tentazione è forte, ma bisogna avere i nervi saldi. Il PPI non deve uscire perché questo significherebbe il far precipitare il PPE nei gorghi della logica di partito definitivamente conservatore. E questo non lo possiamo consentire. Nell’edificio di proprietà dei popolari  europei sono entrati degli estranei, inquilini temporanei e senza titolo di proprietà. Se i legittimi proprietari se ne andassero, finirebbero  con il consegnare a questi intrusi una proprietà che non appartiene loro.

Perché Berlusconi ha fatto tanto per entrare nel PPE?

Anzitutto, c’è una ragione di fondo. Berlusconi è un cavaliere con tanti soldi ma senza casato, con tante televisioni ma senza patria e senza storia. Ha un disperato bisogno di costruirsi un casato di copertura, una tessera d’identità, di “comprarsi” una cultura che ne legittimi in qualche modo l’esistenza politica. E così è costretto a fare come quei tanti che credono di acquisire nobiltà e blasone attraverso diplomi e pergamene rilasciate da “esperti araldici” capaci di scavare per ogni cognome stemmi blasonati e antenati illustri.

Solo questo?

No, c’è un altro motivo, non meno importante del primo. Berlusconi dell’Europa non si interessa molto; l’Europa è un’idea politica che non trova spazio nella sua cultura…Eppure il suo fine è quello di usare la presenza di FI nel PPE per fini interni, per risolvere le sue vicende aziendali e la sua ossessione sul tema della giustizia. Vuole presentarsi come perseguitato da un “regime” (quello “comunista”) che i Popolari sostengono, malgrado il fatto che lo stesso regime sia responsabile dell’eliminazione della DC. Eppure (secondo il suo ragionamento), se i Popolari volessero e facessero blocco con la destra, si potrebbe rovesciare la situazione e dare vita ad un nuovo governo. Ora se questo i dirigenti del PPI non vogliono farlo, il Cavaliere il discorso lo farà, attraverso gli spots delle sue televisioni, da popolare europeo, agli elettori popolari italiani.

Sembra un ragionamento abbastanza furbo e capzioso.

Esatto. E’ un ragionamento furbo, ma zeppo di assurdità storiche e culturali. Anzitutto non è stato certamente il “regime comunista” a demolire la DC. Anzi è stata proprio anche la forte presenza dei cattolici democratici che ha contribuito a demolire le vecchie idee comuniste. E quando il comunismo è caduto, è venuta meno anche la “necessità” di quella particolare e storicamente datata presenza dei cattolici in politica, chiamata Democrazia Cristiana. In secondo luogo (e la cosa ormai fa ridere quanti hanno un minimo di dimestichezza di nozioni storiche) Berlusconi fa dell’anticomunismo post-comunista. Cioè fa dell’anticomunismo quando sul piano storico e politico il comunismo non esiste più. Privo di retroterra culturale ed ideale, combatte contro fantasmi che lui inventa e a cui dà corpo e concretezza attraverso il continuo martellamento delle sue televisioni. Berlusconi dovrebbe sapere che ben altro fu l’anticomunismo e ben altre furono le battaglie che i democristiani combatterono per la libertà e la democrazia negli anni del comunismo reale della guerra fredda. Ma, allora Berlusconi andava… cantando canzonette con il suo complessino nella periferia di Milano.

Un’ultima domanda. Il PPI non si troverà in contraddizione in Italia rispetto alla sua posizione a livello europeo?

E’ vero il contrario! In Europa nella Commissione esecutiva come nel Parlamento, l’unica maggioranza in grado di decidere è quella di centrosinistra. Il PPE, pur avendo una posizione preminente, decide sulle questioni solo quando si realizza un accordo tra PPE (Popolari) PSE (Socialisti) e Liberali. Nella maggior parte dei casi i conservatori intrufolatisi nel PPE respingono questi accordi, ma non hanno scelta: o si accodano o restano isolati. Questo significa che quando si vota in Europa il PPI vota con il centrosinistra così come in Italia. Paradossalmente la contraddizione sta proprio in FI che in Italia vota con la destra, mentre nel Parlamento europeo o deve votare risoluzioni sottoscritte dalla sinistra oppure starsene nell’angolo a guardare.

Per concludere quale sarà il futuro del PPE?

L’ingresso di Forza Italia nel PPE sancisce definitivamente il cambio di natura del partito. Esso non è più quello che fu fondato dai padri della DC. Già prima con l’ingresso dei Conservatori inglesi e dei Paesi del nord, ora con gli iperliberisti di FI, si sta trasformando in un contenitore in cui entra tutto. Come possono stare insieme chi non crede nell’Europa e chi, invece, non si accontenta dell’Europa economica, ma vuole un’Europa politica, federata? Come possono convivere chi sostiene il mercato senza limiti e senza regole e chi invece punta ad un’economia sociale di mercato? Come può stare insieme la cultura e l’ispirazione democratico-cristiana con le idee dei conservatori? Una cosa è certa. Quanto prima arriverà il momento in cui le contraddizioni in seno al PPE esploderanno tra l’ala cristiano-democratica e la componente liberal-conservatrice. Sarà un giorno in cui la quantità del gruppo diminuirà, ma aumenterà notevolmente la sua forza politica, l’originalità delle sue idee, la forza di penetrazione dei valori di cui è portatore.

*Candidato alla Camera dei Deputati nel Collegio Uninominale ne “L’Ulivo per Rutelli”, Comuni: 1-Marcianise 2-S. Marco Evangelista 3- Maddaloni 4-Cervino 5- Valle di Maddaloni 6-S. Maria a Vico 7-Arienzo 8-S. Felice a Cancello.