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I nostri giovani, coccolati e soli in una dimensione difficilmente
definibile, ci chiedono aiuto lanciandoci segnali che quasi mai riusciamo
a percepire: hanno bisogno di mettere ordine in un
ruolo difficile che può divenire
pericoloso, e noi -malati di egocentrismo - ci improvvisiamo esperti
, solo quando, per gravi circostanze, qualcuno di
loro finisce in prima
pagina. Eppure il più delle volte essi sono disorientati perché non si
sentono corrisposti dagli adulti che ripongono in loro grandi aspettative
che essi non vorrebbero deludere. Da genitori o da docenti, basterebbe
imparare ad osservare i fatti dei giovani senza farli sentire scrutati,
analizzati o inquisiti ma compresi, per imboccare la strada del
riavvicinamento e della riorganizzazione. E’ opportuno chiedersi chi è
il giovane, che cosa desidera, perché si comporta in modo strano, perché
è insoddisfatto, perché si droga... ma da dove cominciare? Lo si può
chiedere ai giovani stessi ma solo dopo aver intrapreso un cammino di
comprensione e complicità reciproca, di fiducia che non si può e non si
deve tradire. E’ nella crisi della famiglia, sopraffatta da divorzi e
separazioni, e in una scuola non a misura di giovane che devono essere
ricercate le prime cause del disagio giovanile, perché se nella prima
cellula della vita sociale l’individuo comincia a consolidare le basi
della fiducia in sé stesso, a scuola diviene cosciente di quella che sarà
la sua dimensione futura. La dimensione giovani presenta sempre zone
inesplorate o poco note ma ciò che emerge dal comportamento giovanile è
una diffusa condizione di fragilità che viene ignorata e conviene che
diventi un ostacolo da aggirare, sia per i genitori che per i docenti.
Tutti, infatti, preferiscono pensare ai “loro ragazzi”, forti nella
corazza dell’onnipotenza adolescenziale”, lontani dai modelli proposti
dalla televisione, ai quali non può mai succedere di diventare devianti.
I giovani, esclusi e respinti dal dialogo con gli adulti, troppo presi dal
ritmo frenetico e sfiancante della routine quotidiana, ossessionati dalle
incertezze sul domani, respinti da una scuola che subiscono e sopportano
senza sentirvisi motivati, non ignorano le difficoltà del mondo presente,
e sanno che ci vuole tempo per risolverle. Per rinfrancarsi ricorrono al
rifugio in mondi artificiali: idoli, miti, alcol, droga... Questi ragazzi,
così a disagio, hanno però in sé la forza della solidarietà: parlano
un linguaggio esclusivo, credono nel valore dell’amicizia, non sono
interessati alla politica, dividono le stesse paure per il futuro, sanno
di essere in conflitto con gli adulti perché essi sono dimentichi del
passato e sanno capirli. Riescono con semplicità a giustificare i
coetanei che, smarriti, si sono dati a fughe, suicidi, hanno commesso
omicidi o atti di delinquenza. Occorre dunque trovare la strada per
coinvolgere i giovani e motivarli a vivere da protagonisti la loro vita,
sfruttando le reali attitudini individuali, senza fargli subire le fasi di
un cammino tracciato per
loro da adulti non realizzati che
cercano una seconda opportunità per i loro sogni soffocati nel cassetto. Non bisogna però sottovalutare il mestiere dei genitori e quello dei
docenti, ancora più faticosi da quando i giovani vantano libertà un
tempo inconcepibili, adorano nuovi idoli, sono combattuti tra la voglia
della famiglia e il suo rifiuto, vogliono più sesso e non rifiutano la
privacy. Contrastano, con questo esclusivo modo di essere, alcuni rigidi
comportamenti degli adulti, generati dall’educazione repressiva loro
impartita, che aveva la prerogativa di alimentare ne1 giovane sentimenti
sublimi quali il rigore morale, la
discrezione, il rispetto per il sesso debole. Così troviamo tra i
genitori quelli che, combattuti tra l’educazione ricevuta e quella da
trasmettere, assumono comportamenti incoerenti e altalenanti che
disorientano i figli tra il permissivismo esagerato e la rigidità
estrema, e ci imbattiamo spesso in docenti che - non aggiornati - sperano
di poter ricevere consensi dalla platea giovanile attuando una sorta di
terrorismo scolastico teso solo a far interiorizzare agli studenti sterili
contenuti.
Caterina Vesta Docente liceo Pedagogico “Novelli” di Marcianise
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